Categorie
Aggiornamenti da Calascio Castel del Monte Santo Stefano di Sessanio

Natale 2025 nelle Parrocchie della Baronia

Categorie
Aggiornamenti da Calascio

Festeggiamenti in onore di S. Antonio e della Annunziata

19 – 20 Luglio 2025

Categorie
Aggiornamenti da Calascio

RACHAMIM

Tracce fotografiche di en nico sulla via della pietà

Chiesa di Santa Maria della Pietà — Roccacalascio

Sabato, 5 Luglio ore 11

Nota dell’autore

Nei miei lunghi vagabondaggi per il mondo la lente fotografica diviene un mezzo per catturare la poliedricità del nostro vivere. Eppure può capitare che scatti apparentemente distanti per geografia, tecnica ed elementi compositivi vadano a suscitare emozioni riconducibili a una linea comune. Come in questa raccolta di opere dove le immagini proposte, provenienti da differenti parti del nostro pianeta, sembrano ricondurci a quel senso di compassione che genera turbamento nell’essere umano posto di fronte a determinate realtà. Dalle tracce sulla neve che documentano un misterioso atto di violenza (Lassen Park, US 2017) a un essere vegetale che esterna imprevedibili forme di reazione di fronte a una coercizione (Newport Beach US 2013). Dalla triste custodia di un cane che veglia sui resti delle miserie umane (Sarajevo, Bosnia Herzegovina 2015) alla solitudine di una donna che trova conforto, identificando la sua misera esistenza in una composizione scultorea (Astana, Kazakhstan 2017). Da uno scheletro di barcone che evoca storie di un probabile naufragio (Rosses Point, Ireland 2023), alla raffigurazione di un orso a cui sembra ormai essere preclusa ogni via d’uscita (San Francisco US 2012) sino ad arrivare ai paradisi artificiali delle droghe che per i suoi fruitori si trasformano in incubi infernali (Belfast, Northen Ireland 2023).

RACHAMIM. E’ la misericordia viscerale di Dio mosso a compassione verso di noi come la madre verso il frutto del suo grembo. Anche di più. La compassione ne richiama un altro di termine: quello della pietà, artisticamente cristallizzato nella Vergine che poggia tra gambe e grembo il figlio morto. Vesperbild la chiamano in Germania; l’immagine del Vespro: quando il tramonto si accende, le ombre si allungano, i pori si aprono a più indulgenti e compassionevoli considerazioni, perché tutto è caduco. Ebbene, la Pietà, da cui questo edificio — ciborio dell’imperante quanto vasto Tibet d’Abruzzo che si perde innanzi ai nostri occhi — prende nome, evoca a sé altra pietà per tutta la creazione che geme e soffre fino ad oggi nelle doglie del parto e nutre la speranza di essere lei pure liberata dalla corruzione (cfr. Rm 8, 19-23). Di questa creazione l’occhio fotografico di en niko ne imprime e sintetizza in sette immagini la ferita partecipe del dramma del Capo Altare, attendendone la redenzione, l’ottavo giorno, la nuova creazione senza lutto e lamento.

Come nella liturgia il ciborio racchiude il sacrifico che suscita compassione e invoca pietà, cosi questo edificio diviene ciborio di un percorso dalla lontana eco baconiana che grida “pietà per la carne da macello”. “Tutta la creazione geme e soffre fino ad oggi nelle doglie” (Rm 8, 19-23); la vita, il mondo sono gravidi di “carne da macello”; queste immagini lo rammentano e strappano inevitabilmente una “compassione immensa e senza misura”, per cui — come dice Isacco il Siro — “quando l’uomo pensa a tutto ciò che è stato creato o quando lo contempla, sente i suoi occhi riempirsi di lacrime di una profonda e intensa pietà che gli riempie il cuore e lo rende incapace di tollerare, ascoltare, vedere la minima afflizione di cui una creatura soffre”.

Don Oliviero, parroco di Calascio